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Giorgio Viaro (www.bestmovie.it)
11.01.2017
Film impegnativo a dir poco, diametralmente opposto nell’intento spettacolare e quindi nella forma commerciale a The Wolf of Wall Street, Silence può essere rifiutato per ignoranza, prevenzione o fatica. Ma non può essere discusso, né nelle ovvie qualità estetiche, né nella qualità straordinaria del discorso morale.

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4 Nel ruolo livido di un missionario gesuita portoghe...
4 Nel ruolo livido di un missionario gesuita portoghese alla ricerca del suo mentore, l’ex ‘Spider-Man’ Andrew Garfield fornisce un affascinante prova attoriale soprattutto nelle scene più strazianti, sia spirituali che fisiche inflitte al suo personaggio per tutto il film. Il lavoro di Garfield qui è a dir poco straordinario, ed è sconcertante per me che questa sua performance da Oscar abbia avuto così poche attenzioni.
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Mirko Lomuscio (www.youmovies.it)
11.01.2017
No, in questo lungometraggio ciò che viene descritto nelle sue due ore e quaranta (!) rientra nei ranghi di un cinema accettabile, esteticamente perfetto (fotografia di Prieto bellissima) e che consente a Scorsese di sbizzarrirsi nel modo più personale possibile, sia se si parla di riscontro religioso, sia se c’è da citare qualche grande maestro che possa guidarlo in questa occasione tutta giapponese (oltre all’inevitabile Akira Kurosawa, si avverte anche più di una strizzata d’occhio all’attuale Takashi Miike); a Garfield invece l’arduo, e riuscito, compito di reggere l’intera baracca sulle sue, esili, spalle, dato il forte dimagrimento per rientrare nel ruolo. Che ne vogliano i ritmi lenti e l’argomento che magari incuriosisce non molta gente, Silence va visto per la sincerità d’animo e la sua totale riuscita, un’esperienza da vivere con se stessi, piuttosto che andare al cinema convinti di assistere a un’opera filmica con cui passare del tempo.

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4 Ho dato il mio voto a Silence | #Silence : Sono poc...
4 Ho dato il mio voto a Silence | #Silence : Sono pochi i film che riescono a farti immergere completamente in un'altra dimensione, e Silence è uno di questi. Tecnicamente perfetto però, boh, non me ne sono innamorato.

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Marco Donati (www.ecodelcinema.com)
11.01.2017
Scorsese fa fronte all’enorme ambizione dell’opera evitando di cadere nelle sabbie mobili della retorica: nonostante l’impronta cattolica, è sempre viva una sensazione di inquietudine esistenziale e filosofica, e nello spirito di contraddizione sono disseminati spunti di riflessione e suggestioni visive dall’impatto potente.

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Raffaele Meale (quinlan.it)
11.01.2017
Lontano dai caratteri ossessivi che hanno segnato la parte più consistente (e considerevole) della sua carriera, Scorsese non sempre riesce a maneggiare con la doverosa cura una materia comunque affascinante, giustamente problematizzata e non trattata con una faciloneria che altrove sarebbe stata rischiosamente in procinto di ergersi da ogni inquadratura. Nella parte finale, quando Rodrigues è finalmente stato in grado di comprendere l’altro, e di confrontarsi con un mondo che dava per scontato – perché costretto a vivere nella non-verità – Silence eleva di nuovo lo sguardo e si apre una volta di più. È nell’incertezza la forza di questo racconto, nello sguardo di dolore che non trascende mai l’umano; in quel nitore strapotente delle immagini a volte l’incertezza viene meno, lasciando il posto a una verità imposta. Poi, a tratti, sopraggiunge l’abiura. Per fortuna.

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Cecilia Strazza (www.cinefilos.it)
11.01.2017
Silence prosegue un discorso iniziato con L’ultima tentazione di Cristo con nuove consapevolezze, forse più mature per l’età e per lo sguardo completo del suo regista.

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Michele Granata (www.vertigo24.net)
11.01.2017
Un potente a spiazzante film sul più grande tra i dilemmi. Forte e delicato, spaventoso ma rassicurante.

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Gabriele Niola (www.badtaste.it)
11.01.2017
È infatti un’illusione tutta cinematografica quella che riesce a far avvertire l’incombere di un Dio nelle vite, nelle stanze e nella solitudine dei protagonisti, che lo manifesta senza mostrarlo. Nel suo finale Silence fa ammenda per la durata che non è riuscito sempre a giustificare, mettendo in scena con pornografica attenzione la concentrazione giapponese nell’evitare la rappresentazione del Dio cristiano o la sua venerazione, anche in forme minuscole. A quel punto, anche grazie ad alcuni grandi momenti di recitazione per sottrazione tra Liam Neeson e Andrew Garfield, si crea un’atmosfera di tensione e paura così pervasiva e ubiqua da suscitare l’impressione che questa presenza davvero esista, che sarebbe lì lì per manifestarsi non fosse per il rigoroso controllo nipponico che la tiene a bada. Come i mostri nei film fantastici, rinchiusi in anfore o scrigni protetti, anche qui si ha l’impressione che questa creatura metafisica ci sia, guardi tutto, incomba su tutti e sia incatenata da un’armata di controllori. È questa una conquista spirituale più concreta ed evidente di quella che possono vantare molti capolavori, più intellettuali e meno personali, che ambiscono a raccontare la ricerca di divino nelle vite umane.

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Emiliano Cecere (www.cinematographe.it)
11.01.2017
Silence è un monumento al cinema, un film che non ha bisogno di critiche, una magnificenza senza tempo (e nello stesso tempo di un’attualità sconvolgente), un punto dal quale partire per radicare le fondamenta di una nuova storia. Silence è la forza di un pensiero, la voglia di essere liberi, aspettando, chissà… la fede, in silenzio.

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Costanza Mauro (www.pianetadonna.it)
11.01.2017
È invece il viaggio spirituale e umano compiuto da Rodrigues e da Garupe la parte veramente forte e interessante del film: i dubbi, le perplessità, lo scoprire la durezza della vita dei fedeli in Giappone venendo dalla penisola Iberica dove il credo cristiano in quei secoli accentrava su di sé gloria e poteri. La pesante idea del silenzio di Dio e del silenzo della fede alla quale alla fine è costretto anche Rodrigues per salvare la vita di altri uomini, oltre che la propria, ecco questo è davvero interessante. C'è poi un'accuratezza quasi maniacale nel descrivere le torture a cui venivano sottoposti i cristiani in Giappone che può risultare a tratti intollerabile, ma che è necessaria per comunicare il ritratto più fedele possibile di quell'epoca e delle tensioni religiose in terra nipponica. Silence di Scorsese ha inoltre un altro pregio: malgrado la lunghezza, quasi tre ore, non è mai noioso e resta comunque un film da vedere, anche se non farà la storia del cinema.

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Davide Villa (darumaview.it)
11.01.2017
Scorsese non sbaglia (quasi) mai, che dir se ne voglia ed anche Silence centra il punto. In bilico tra spiritualità, auto citazione e ricostruzione storica, con un protagonista in grande spolvero ed una fotografia pazzesca. Film non per tutti, ma gli amanti del Cinema, con la C maiuscola, usciranno dalla sala ampiamente appagati, sia pur non gridando al capolavoro.

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Lorenzo Pietroletti (www.movietele.it)
10.01.2017
Dimenticate il regista di Taxi Driver e del più recente The Wolf Of Wall Street. Scorsese, con Silence, vuole far riflettere e vuole dire la sua su un argomento difficile e lo fa in un modo che forse non tutti sapranno apprezzare ma che senza dubbio colpisce.

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Paola Casella (www.mymovies.it)
10.01.2017
Una parabola quietamente potente che riesce a insinuarsi sotto le resistenze razionali per penetrare nell'inconscio di chi guarda.

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Gianluca Arnone (www.cinematografo.it)
10.01.2017
Silence non è un film immediato. Va meditato. Visivamente è molto bello e molte scene hanno notevole qualità pittorica e potenza allegorica. D’altra parte i contributi tecnici di Rodrigo Prieto (fotografia), di Dante Ferretti e di Francesca Lo Schiavo (scenografia) non si discutono. Nulla da ridire nemmeno sul talento di Andrew Garfield e di Adam Driver o sulla maestria di Liam Neeson, ma mai come stavolta il peso dell’attore deve fare i conti con una messa in scena dall’ingegneria implacabile. Scorsese rimesta nelle sue conoscenze del cinema nipponico – Mizoguchi, soprattutto Kurosawa – facendone non tanto un’indicazione geografica (siamo in Giappone dopotutto) ma la chiave di volta formale e ideale di tutta l’operazione: il mondo vince sempre, però non c’è singolarità che, pure se ingabbiata, venga assimilata del tutto. Qualcosa di unico, vitale, resta sempre. Questo vale persino nel grande cinema mainstream, che Scorsese continua a frequentare senza mutarsi, infilandovi semmai una volta di più il virus dell’autorialità, incubando pezzi di pensiero, di poetica personale. Vivendo la contraddizione, facendone alimento creativo, antidoto a una coerenza marginale. Rischiando, tra la fedeltà a Dio e quella verso gli uomini, ancora la seconda. Scegliendo comunque di rimanere fedele a se stesso.

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Federico Gironi (www.comingsoon.it)
10.01.2017
Da questo punto di vista, Silence non fa eccezione. Il racconto del viaggio in terra giapponese del giovane padre gesuita Sebastião Rodriguez - viaggio che è un po' ricerca di un mentore perduto, un po' missione evangelica, e che si trasforma in una via Crucis che lo metterà di fronte alle complessità e alle contraddizioni del suo agire - ossessivo lo è di certo. Conflittuale e lacerante, non parliamone nemmeno: almeno per i suoi protagonisti.

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Gabriele Capolino (www.cineblog.it)
10.01.2017
Dopo anni e anni, Silence ha finalmente visto la luce del giorno, e farà parlare di sé per molto tempo. Un capolavoro annunciato eppure mancato, un film imponente che merita rispetto e chiede anche un po’ di riverenza.

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